Non sono i nostri animali a essere più fragili: è il clima italiano che li mette alle strette

Cani e gatti non hanno perso resistenza al caldo nel giro di una generazione; a cambiare è stata l'estate italiana, che nel 2025 ha registrato un'anomalia di +1,62 °C ed è risultata la quinta più calda dal 1950.

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Più caldo, più spesso

L’estate 2025 ha confermato una tendenza ormai netta. Secondo i dati Copernicus, la stagione ha segnato un’anomalia termica di +1,62 °C rispetto alla media, piazzandosi al quinto posto fra le più calde dal 1950. Non si tratta quindi di un picco isolato, ma di un tassello che si aggiunge a una serie continua.

Il quadro italiano, intanto, peggiora su un fronte preciso. Nel 2025 il Paese conta in media 17 ondate di calore all’anno, in forte aumento rispetto al 2010, mentre la temperatura media è salita di circa +1,8 °C in quindici anni stando alle stime ISPRA e Copernicus. Il vero nodo, dunque, non è solo che fa più caldo: è che le temperature superano sempre più spesso la soglia oltre la quale gli animali faticano a termoregolarsi.

Non si raffreddano come noi

La fisiologia di cani e gatti, invece, è rimasta quella di sempre. Entrambi sudano pochissimo, perché possiedono ghiandole sudoripare funzionali solo sui cuscinetti delle zampe. Il calore, perciò, va smaltito per altre vie.

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Il cane ricorre soprattutto all’ansimazione: respira in fretta e disperde calore evaporando acqua dalle mucose della bocca e delle vie respiratorie. Il gatto, invece, punta sulla leccatura del pelo, che bagna il mantello e produce un raffreddamento per evaporazione. Si tratta di meccanismi efficaci, ma solo fino a una certa soglia. Quando il caldo si fa intenso e prolungato, infatti, questi sistemi vengono sopraffatti e la temperatura corporea inizia a salire.

Il vero cambiamento è in salotto

A pesare, semmai, sono le scelte fatte dall’uomo. La selezione di molte razze ha privilegiato l’aspetto, e alcuni cani ne pagano oggi il prezzo. I soggetti brachicefali, per esempio il bouledogue francese, il carlino e il bulldog, hanno vie respiratorie accorciate, perciò la loro ansimazione risulta meno efficace proprio quando servirebbe di più.

I numeri confermano il rischio. Secondo uno studio pubblicato su Scientific Reports (Hall e colleghi, 2020), che ha seguito 905.543 cani nel Regno Unito nel 2016, le razze brachicefale come Chow Chow, Bulldog e bouledogue francese figurano fra le più esposte ai colpi di calore, con una letalità dell’episodio intorno al 14%. Anche i cani sopra i due anni, in sovrappeso o cardiopatici corrono un rischio maggiore.

L’ambiente domestico, di suo, aggiunge un’insidia. Gli appartamenti urbani mal ventilati accumulano calore e lo trattengono a lungo, soprattutto ai piani alti. Un gatto disteso dietro una vetrata, quindi, può subire uno stress termico anche senza sole diretto, perché il vetro amplifica l’effetto serra dell’ambiente chiuso.

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Il gatto tollera circa cinque gradi in più rispetto al cane, grazie alle sue origini desertiche che lo portano a risparmiare acqua e a cercare istintivamente il fresco. Questo vantaggio, però, ha un rovescio: l’animale tende a mascherare il disagio. Cala l’attività, aumenta il toelettamento e si riduce l’appetito, segnali facili da sottovalutare.

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Per limitare i rischi, i veterinari indicano misure semplici ma efficaci. L’acqua fresca va lasciata sempre a disposizione, mentre le passeggiate del cane andrebbero spostate al primo mattino o a sera tardi, evitando ogni sforzo nelle ore più calde. In casa, inoltre, aiutano un pavimento piastrellato, una stanza in penombra e un tappetino rinfrescante. Un errore da evitare riguarda invece il pelo lungo: tosarlo è controproducente, perché il mantello isola anche dal caldo oltre che dal freddo.

Alcuni sintomi, infine, non lasciano margini. Ansimazione eccessiva, debolezza, vomito e perdita di equilibrio richiedono una visita veterinaria immediata, perché il colpo di calore resta un’emergenza che mette a rischio la vita.


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